Perché racconti storie, Shahrazad?

Perché racconti storie, Shahrazad?“, chiese il Re di Persia, dopo aver lungamente fissato le mani e il volto della ragazza che – ormai da mesi – tesseva con sapienza e passione il suo interminabile racconto.

Non aveva quasi più memoria di quando l’aveva considerata soltanto uno strumento da spezzare, per placare la sua sete di vendetta e di piacere: ora sapeva di aver bisogno di lei, e della sua storia.

La ragazza tacque, e alzò gli occhi fin dentro quelli del Re.

Per una frazione di secondo pensò che quella fosse la sua occasione. “Perché ti amo, mio Re!“, avrebbe potuto dire – immaginando di conquistare per se stessa il futuro di una Regina, e la tranquillità per la sua famiglia.

Ma dentro di lei qualcosa la scosse: “Per salvarmi la vita“, rispose.

Shahrazad-e-il-Sultano

 

“Io non sono un ladro di fiori”

Io sono nata e cresciuta a Mestre, e ci vivo ancora.

Credo sia opportuno chiarirlo fin da subito: non è una cosa di cui vado particolarmente fiera, ma nemmeno una cosa di cui mi lamento. A me, Mestre piace – una città più grande mi andrebbe stretta.

Mestre ha un bosco. Sissignori.

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Alfred de Musset se la faceva sotto (e nemmeno io mi sento proprio a mio agio)

Ogni tanto mi tornano in mente pezzi della mia cultura scolastica, ormai lontana e per alcuni versi poco attinente alla mia attuale vita professionale.

In questi giorni, a causa della “grande novità” del blog e soprattutto dell’ averlo svelato a parenti e amici sulla mia pagina Facebook, esponendomi perciò al loro giudizio, continuo a pensare ad Alfred de Musset.

“[…] veux-tu que je laisse mourir en silence l’énigme de ma vie ?” (Lorenzaccio, acte III, scène 3)

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