Il discorso perfetto di Michelle Obama

Secondo Michael Moore, il prossimo Presidente degli Stati Uniti sarà Donald Trump. Tra le cinque ragioni che lo spingono a vaticinare questa vittoria, la numero 3 è definita “Effetto Hillary”:

Let’s face it: Our biggest problem here isn’t Trump – it’s Hillary. She is hugely unpopular — nearly 70% of all voters think she is untrustworthy and dishonest. She represents the old way of politics, not really believing in anything other than what can get you elected.

Stando a Moore, sono soprattutto i giovani a non apprezzarla. Tra i suoi detrattori, poi, ci sarebbero moltissime giovani donne: un doloroso paradosso per la Clinton e per tante sue coetanee, che hanno combattuto duramente perché alle generazioni più giovani “nessuna Barbara Bush potesse dire di tenere la bocca chiusa e andare ad infornare biscotti“. Continue reading “Il discorso perfetto di Michelle Obama”

La sfida dei 30 giorni

Sono inciampata in un Ted Talk del 2011, in cui tale Matt Cutts (allora ingegnere presso Google) racconta la sua sfida dei 30 giorni: in un momento della sua vita in cui si sentiva bloccato, ha deciso di provare qualcosa di nuovo, o qualcosa che aveva sempre desiderato fare, per trenta giorni consecutivi.

Per esempio: ha scritto un romanzo, in trenta giorni. Si è trasformato da nerd sedentario in ciclista abitudinario. Ha rinunciato allo zucchero per un mese intero. Non ho capito bene come, ma è persino arrivato in cima al Kilimangiaro.

Ho deciso anch’io di lanciare a me stessa una sfida dei 30 giorni:

per i prossimi 30 giorni, scriverò ogni giorno un post di almeno 500 parole.

Anche per rianimare questo blog, che langue da troppo tempo: mi ero un po’ montata la testa con quella cosa di Barack Obama, spostando la mia scrittura ricreativa su Linkedin Pulse.

[Precisazione: l’impegno è a scrivere ogni giorno, non necessariamente a pubblicare in tempo reale. Lo anticipo, perché tra poco sarò in ferie per qualche giorno, e non sono sicura che avrò sempre a disposizione una connessione per postare. Ma alla fine 30 post saranno pubblicati, frutto di una scrittura quotidiana.]

[Precisazione bis: annuncio pubblicamente questa sfida che ho lanciato a me stessa, perché non c’è nessun gusto a fare figuracce in privato.]

 

k2-1954_campi-della-spedizione

Barack Obama e io

Il Presidente (uscente) degli Stati Uniti firma un post su Pulse. Ben scritto, per inciso, e con consistenti tracce di ottimo storytelling.

Racconta come le sue primissime esperienze di lavoro, d’estate, siano state fondamentali. E perché è importante offrire opportunità di lavoro agli studenti, soprattutto ai giovanissimi che sono ai margini o usciti dal sistema scolastico.

Io gli ho chiesto di candidarsi per il nostro MIUR, visto che tra qualche tempo dovrà ricollocarsi professionalmente: credo che potrebbe esserci utile.

[A parte questo… Barack Obama firma un blog. Capiamoci: Barack Obama diventa blogger. Qualcuno ha il coraggio di confrontare la qualità della comunicazione politica americana con quella della politica nostrana?]

Barack and I

Giornalisti, io vi amo (ma questo amore è una camera a gas)

Questo post è stato scritto dal mio ipotalamo, cervello primitivo che conosce solo due movimenti: attacco e fuga. Quindi declino ogni responsabilità sul suo contenuto. Fate conto che non l’abbia scritto io. Il  fatto che narri le gioie e i dolori di un ufficio stampa è puramente casuale.

Mi chiama un giornalista.

Chiede un’intervista con l’amministratore delegato.

No, in effetti non la chiede: la annuncia, certo della risposta affermativa. Continue reading “Giornalisti, io vi amo (ma questo amore è una camera a gas)”

Perché racconti storie, Shahrazad?

Perché racconti storie, Shahrazad?“, chiese il Re di Persia, dopo aver lungamente fissato le mani e il volto della ragazza che – ormai da mesi – tesseva con sapienza e passione il suo interminabile racconto.

Non aveva quasi più memoria di quando l’aveva considerata soltanto uno strumento da spezzare, per placare la sua sete di vendetta e di piacere: ora sapeva di aver bisogno di lei, e della sua storia.

La ragazza tacque, e alzò gli occhi fin dentro quelli del Re.

Per una frazione di secondo pensò che quella fosse la sua occasione. “Perché ti amo, mio Re!“, avrebbe potuto dire – immaginando di conquistare per se stessa il futuro di una Regina, e la tranquillità per la sua famiglia.

Ma dentro di lei qualcosa la scosse: “Per salvarmi la vita“, rispose.

Shahrazad-e-il-Sultano

 

Un fortunato disastro (racconto semiserio)

[Questo è un pezzo di fantascienza, scritto per esercizio e per diletto. Ogni riferimento a fatti o persone reali è più o meno puramente casuale. ]

A distanza di qualche anno, le capitava di ritornare a quell’episodio ancora con una certa ansia. Lo ricordava come una delle lezioni professionali più vivaci che avesse mai ricevuto, seppure in parziale contumacia.

Continue reading “Un fortunato disastro (racconto semiserio)”

Lo storytelling uccide il giornalismo?

[Premessa: questo post è già stato pubblicato sul mio profilo di Linkedin. So che non dovrei mescolare questo blog con quanto scrivo professionalmente, ma gente … quando hai poco tempo libero, l’economia di scala è un must!]

Prima di trovare un posto fisso in azienda, vent’anni fa, avevo spesso la magnifica possibilità di fare la baby sitter per i figli dei miei fratelli.

Tra i nostri passatempi preferiti – oltre a trasformare gli sgabelli della nonna in veloci astronavi o meravigliosi cavalli, oppure cucinare le meringhe – c’erano le storie: io raccontavo e loro ascoltavano (e completavano) il racconto, per il piacere di entrambe le parti. Continue reading “Lo storytelling uccide il giornalismo?”