Cinquantadue.

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Sia chiaro: una parte di me preferirebbe avere trent’anni, e le chiappe sode.

Ma non posso fare a meno di essere grata perché sono ancora da questa parte del sipario, a calpestare questa bella terra, e con la prospettiva – fatti i debiti scongiuri – di starci ancora un po’.

Lo considero un dono, il fatto di avere la possibilità di invecchiare.  Anche a costo di aver smarrito il collagene, e aver acquistato una certa rilassatezza lungo i bordi.
È un dono anche perché, se mi fermassi qui, sarei comunque sopravvissuta – per dire – a buona parte degli abitanti dell’Africa.

È un calcolo che faccio ogni anno, giusto per ricordarmelo: con il compleanno 2018 ho superato l’aspettativa di vita in Ciad, Sudafrica, Guinea-Bissau, Afghanistan*, Swaziland, Repubblica Centrafricana, Somalia, Zambia, Namibia, e raggiunto quella in Gabon, Mozambico, Nigeria e Lesotho.

[* sì, lo so … l’Afghanistan non è in Africa] Continue reading “Cinquantadue.”

Il silenzio degli innocenti.

Il silenzio degli innocenti.

Tanti anni fa, mi è capitato di accompagnare in pronto soccorso mia cognata con la figlia più piccola, che allora aveva pochi mesi, perché mio fratello era lontano da casa, e la bimba piangeva e scottava.
La diagnosi fu: disidratazione – il latte della mamma, pur essendo apparentemente abbondante, non era abbastanza nutriente, o qualcosa del genere. Bisognava attaccarla ad una flebo, per reidratarla. Le infermiere armeggiarono per diversi minuti con quelle braccia minuscole, senza riuscire a trovare una vena, mentre la bambina piangeva disperata per via dell’ago e del malessere. Poi, ad un certo punto, smise di lamentarsi e continuò a fissare le infermiere con gli occhi sgranati ed increduli, mentre le lacrime le rigavano il viso, in un silenzio assordante: l’immagine della paura e della rassegnazione. Continue reading “Il silenzio degli innocenti.”

Quelle sere che.

Mio marito e io stiamo organizzando un viaggio negli USA, che sarà le nostre ferie estive (ammesso che la nuvoletta di Fantozzi che ci stiamo portando appresso da qualche settimana non ci impedisca di partire).
Gireremo un po’ tra la zona di Cape Cod, dove abbiamo dei conoscenti, e Boston, dove lui ha un impegno di lavoro, e ovviamente stiamo prenotando gli hotel via web.

Stasera ho avuto la brillante idea di dire a mio marito: “Ehi, ho controllato le ultime recensioni dell’hotel a Boston … Un sacco di gente scrive che ci sono i bed bugs!”

“Cosa?”

“Cimici. Cimici dei letti. Bleah.”

“Beh, troviamone un altro!”

Ora: il mondo non lo sa, ma mio marito e io siamo dei trend setter. È palese.
Quando noi compriamo una macchina nuova, tutti si comprano quella macchina (la Dacia deve a noi il picco delle vendite che ha avuto attorno al 2010, per esempio); se noi ci muoviamo in una direzione, tutti vanno in quella direzione; se noi andiamo in una città, il mondo si riversa in quella città.
Pare incredibile, ma negli stessi giorni in cui noi saremo a Boston, ovviamente tutto il mondo sarà a Boston – quindi gli unici hotel con disponibilità sono quelli che costano un macello. Ma un macello forte.

Io non mi scoraggio, però. E sono avanti: “Ho trovato una bella stanza in Airbnb, molto centrale e con belle recensioni”.

E così ho trascorso le ultime due ore a tentare di fare una prenotazione su Airbnb – ma sto infilando un errore dietro l’altro, e una difficoltà dietro l’altra, come se si trattasse di una gimkana, e non dell’organizzazione di un soggiorno. Ed è probabile che mi stiano addebitando comunque una montagna di costi di gestione per le pratiche.
Ditemi quello che volete, ma per me l’interfaccia di Airbnb non è affatto user friendly. Oppure io sono davvero anziana, come insinua la mia dolce metà.

Comunque sia, sta di fatto che questa cosa forse mi impedirà di scrivere il solito post per la sfida dei trenta giorni. Che nervi. Ad un giorno dalla conclusione. Ah, chi l’avrebbe mai detto, che avrei mancato il traguardo proprio quando era a portata di mano … Peccato. E buonanotte a tutti.

[Per chi si chiedesse come sono fatti i “bed bugs”, ecco qui la pagina di Wikipedia. Solo per stomaci forti…]

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Undisclosed recipients (ovvero: ma anche no)

Undisclosed recipients (ovvero: ma anche no)

>> Ciao

ti scrivo per raccontarti di ******, la prima piattaforma europea che distribuisce contenuti brandizzati in tutti i principali social media.

Attraverso i nostri social publisher è possibile pianificare una campagna social come un vero e proprio media con l’obiettivo di creare engagement con gli utenti online.  Continue reading “Undisclosed recipients (ovvero: ma anche no)”

Le storie degli altri.

Se non ricordo male, è stata la mistica francese Madeleine Delbrel a dire “Il nostro cammino è disegnato da Dio e impastato dagli uomini“. Laicamente e con più pessimismo, Jean Paul Sartre diceva “L’enfer, c’est les autres“, l’inferno sono gli altri.

A me pare che queste due citazioni siano gli estremi di uno stesso filo, o due sguardi diversi sullo stesso panorama: nel bene e nel male, sono soprattutto gli altri a renderci ciò che siamo. Continue reading “Le storie degli altri.”

Come si mangia in Italia – breve vademecum per stranieri in vacanza

[Ok, baro di nuovo… questo pezzo l’avevo scritto nel 2013 in un altro blog (nel frattempo defunto). Lo rispolvero perché la giornata lavorativa è stata complessa, e non ho tempo di scrivere per la sfida dei 30 giorni. L’ho leggermente rimaneggiato, e sto progettando di tradurlo in inglese, per amplificarne il fondamentale valore sociale. ]

 

In Italia, la “food experience” comincia molto prima di sedersi a tavola, e comprende molto più di una serie di alimenti. Ne fanno parte:

1) La definizione del menu e la scelta degli ingredienti (per esempio: ogni portata “chiede” un vino particolare, è severamente vietato scegliere a casaccio!)

1.1.   NOTABENE: no, il cappuccino non è una bevanda a tutto pasto: in Italia va bene a colazione, o comunque lontano, molto lontano dai pasti. Un caffè dopo i pasti, invece, è concesso e spesso consigliato – DOPO i pasti, appunto…  Continue reading “Come si mangia in Italia – breve vademecum per stranieri in vacanza”

Quanta idiozia può starci, in un titolo?

Io ancora penso che sia un fake. O un esperimento sociale, tipo per vedere come reagisce la gente. No, davvero: io non ci posso credere. Sto ancora aspettando che mi dicano che è una burla, perché non posso credere che un titolo del genere sia davvero stato stampato:

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E invece è successo. E la cosa ha suscitato un tale putiferio, soprattutto sui social media, da costringere l’editore a licenziare il direttore del Quotidiano Sportivo, Giuseppe Tassi (che peraltro pare sia prossimo alla pensione). Continue reading “Quanta idiozia può starci, in un titolo?”