Coraggio a rotelle.

C’è stato un tempo in cui io ho avuto paura di amare.
Puntavo con precisione millimetrica uomini che certamente mi avrebbero rifiutata, e costruivo con cura il mio personale sabotaggio. Così conquistavo il diritto di piangermi addosso – che è sempre più facile dell’impegnarsi in una relazione, e sudare per tenerla in piedi – e di incolpare altri per la mia stasi sentimentale.
In poche parole: ero una lagna di zitella. Continue reading “Coraggio a rotelle.”

Cena romantica per uno.

Ce l’aveva fatta, e in fin dei conti non era stato nemmeno troppo difficile.
Certo, ogni singolo passo gli era costato una fatica pesante e pensata, ma alla fine aveva portato a termine la sua giornata lavorativa, senza troppe ripercussioni sulla qualità dell’insegnamento. E senza che i suoi alunni avessero mostrato di notare i postumi della sbornia di tristezza da cui era appena emerso, complice il profumo di una ciambella.
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L’amore feriale

ciaspe

“Sei sexy, con le ciaspe”
“Mi sento sexy, con le ciaspe”

Ci sono giorni in cui l’amore è facile. L’universo è una splendida cornice. Le imperfezioni danno sapore. I silenzi cantano, con leggerezza. Il sole scalda con deciso garbo. Il vento accarezza. La neve è perfetta, né troppo ghiacciata né troppo bagnata, morbida e polverosa il giusto: un cuscino candido e accogliente. Il resto del mondo si tiene alla giusta distanza, e non contamina pensieri e parole.

E’ così facile restare vicini, in giorni così. E anche stare lontani: senza paure, senza risentimenti e rimpianti, senza dubbi e mancanza di fiducia. C’è questa magnifica connessione, tessuta con la complicità della natura, che ti fa ricordare come mai proprio quella persona lì, tra milioni di altre, cammina al tuo fianco lungo il sentiero.

E poi ci sono i giorni in cui il mondo si perde in un frettoloso grigiore, dettando ritmi implacabili. Le imperfezioni innervosiscono, partoriscono rabbia. Il silenzio pesa, come un blocco di marmo crepato. Il vento graffia o prende a schiaffi. Il candore della neve è soltanto un ricordo scialbo e lontano dell’albero di Natale. Le parole, troppe o troppo poche, generano pensieri accartocciati e monotoni, il più delle volte deprimenti. E ti chiedi: ma perché perché perché, tra tanti, proprio questa persona qui?

S’illude chi pensa che l’amore sia una linea retta.

 

Perché racconti storie, Shahrazad?

Perché racconti storie, Shahrazad?“, chiese il Re di Persia, dopo aver lungamente fissato le mani e il volto della ragazza che – ormai da mesi – tesseva con sapienza e passione il suo interminabile racconto.

Non aveva quasi più memoria di quando l’aveva considerata soltanto uno strumento da spezzare, per placare la sua sete di vendetta e di piacere: ora sapeva di aver bisogno di lei, e della sua storia.

La ragazza tacque, e alzò gli occhi fin dentro quelli del Re.

Per una frazione di secondo pensò che quella fosse la sua occasione. “Perché ti amo, mio Re!“, avrebbe potuto dire – immaginando di conquistare per se stessa il futuro di una Regina, e la tranquillità per la sua famiglia.

Ma dentro di lei qualcosa la scosse: “Per salvarmi la vita“, rispose.

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