Discutibilmente assortiti.

Oggi sono dieci anni che stiamo insieme.
Ricordo quella sera: uscendo dalla pizzeria, mentre camminavamo verso il parcheggio lenti e inclinati da un vento tagliente, parlò per un quarto d’ora (lui, il taciturno), per arrivare a chiedermi se pensavo che avremmo mai potuto essere più che amici.
A quanto pare, avremmo potuto.
Siamo una coppia altamente imperfetta, e per fortuna poco interessata alla perfezione (non ce l’abbiamo nei geni, proprio: siamo due cialtroni, discutibilmente assortiti).
Abbiamo scavalcato difficoltà e paure – molte – per stare insieme. Ci inciampiamo ancora, ogni tanto, ma ormai siamo allenati: si barcolla, si cade, ci si rialza. E vai. Perdonare come respirare.
Io continuo a guardarlo, per la maggior parte del tempo, come un territorio affascinante e ancora inesplorato: è la mia Nuova Zelanda (o la mia Siberia, qualche volta).
Non ho ancora capito se questo sia un bene o un male, se dovrei ormai sapere e capire tutto di lui, oppure va bene che certi giorni mi sia completamente incomprensibile (e qualche volta insopportabile), e io non sappia ancora che taglia di camicia porta.
Però so come abbottona le camicie sotto i maglioni, per risparmiare tempo. E non lo rivelerò neanche sotto tortura.
Ho spesso la sensazione che la nostra storia sia parte di un disegno decisamente più grande di noi, ed è un enorme conforto: perché amare è un lavoro da adulti, e l’amore non è mai una linea retta.
Sono felice di lui.
 ho-deciso

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