Assonnati cronici

sleepy koala

Ero solito dire che il sonno è il terzo pilastro di una buona salute, accanto a dieta e attività fisica“, spiega Matthew Walker, docente di neuroscienze e psicologia all’Università di Berkeley. “Ma non lo penso più. Dormire è in assoluto la cosa più efficace che possiamo fare per garantire la salute del nostro corpo e della nostra mente“.

L’articolo da cui è tratta questa citazione è davvero interessante, e merita lo sforzo di essere letto (è in inglese).

A partire dalla mia personale esperienza, direi che viviamo in un mondo di morti di sonno, letteralmente. Dormiamo tutti troppo poco, non c’è niente che ci aiuti ad acquisire (o a ritrovare) una sana routine per il nostro riposo.

Pensiamo alla programmazione televisiva, tanto per fare un esempio: l’orario d’inizio del prime time si è spostato, negli ultimi anni, dalle 20:30 alle 21:30 circa – e, tra interruzioni pubblicitarie e lunghezza “fisiologica” di film e programmi, il più delle volte il programma di prima serata finisce attorno a mezzanotte.

Quello che non è cambiato, però, è l’inizio delle principali attività diurne: gli orari lavorativi, per intenderci, o meglio ancora quelli della scuola.

Il ragazzino o la ragazzina che guarda un film o un programma tipo “Amici”, ammesso che subito dopo vada a dormire senza fare soste sui social media (spoiler: è praticamente impossibile), chiude gli occhi dopo mezzanotte, ma la mattina seguente deve comunque essere sui banchi di scuola alle otto e un quarto: se tutto va bene dorme 6 ore, contro le otto e mezza che sarebbero salutari per i cervelli giovani.

Quanto potrà restargli in mente, delle lezioni che vedrà passare davanti ai suoi occhi a mezz’asta, durante la lunga giornata che segue una notte tanto breve?

Poco male, perché tanto davanti a sé avrà degli insegnanti adulti che hanno dormito anche meno di lui (e che hanno molti meno neuroni…), e magari hanno guidato per arrivare al lavoro, portandosi dietro il loro carico di sonno come una bomba innescata – lo fanno ogni giorno milioni di lavoratori, nel nostro Paese come nel mondo. Lo faccio anch’io.

leoni che dormono

Soluzioni?

Per me, si dovrebbe cominciare col cambiare il linguaggio: “chi dorme non piglia pesci” è una pericolosa inesattezza.

Chi non dorme, di fatto, non piglia pesci: piglia ansia, malattie, e persino un’aspettativa di vita più breve.

Nei secoli passati, il sonno era visto come una benedizione, celebrato dai poeti e dai pensatori, come spiega un altro neuroscienziato, Russell Foster, in un bellissimo Ted Talk del 2013. Per qualche ragione, oggi, il sonno è disprezzato almeno tanto quanto è agognato: chi dorme molto è un “dormiglione”, non una persona che ha a cuore la propria salute fisica e mentale. Forse dovremmo riconsiderare questa definizione.

Poi, forse, potremmo rivedere un po’ i ritmi delle nostre vite.

A cominciare dal prime time televisivo (restituiteci quell’ora in più), per dire, ma soprattutto dalla pretesa di avere qualsiasi servizio (fisico) disponibile ventiquattr’ore su ventiquattro: vada per un pronto soccorso, ma supermercati e palestre, per esempio, non sono strutture indispensabili nel cuore della notte. Il sonno lo è.

In attesa di portare a compimento – o anche solo iniziare – questa indispensabile rivoluzione per il sonno, sarebbe bello anche riconoscere il diritto a farsi un power nap, al lavoro o a scuola: un riposino veloce per superare i momenti di crisi e affrontare con slancio ed energia anche la più impegnativa delle lezioni o la più noiosa delle riunioni pomeridiane – se non addirittura per conservare abbastanza lucidità da non convocare una noiosa riunione pomeridiana…

Questo è un piano di battaglia, e non si faranno sconti.
Chi vuole aggregarsi, può cominciare subito: con una pennichella.

sleepy kitty

Due ricordi.

Ogni tanto i miei pensieri imboccano strade strane, senza che ce li abbia indirizzati io. Un paio di giorni fa, chissà perché, mi sono tornati in mente due episodi che coinvolgono mio padre: la sequenza in cui mi sono tornati alla memoria mi ha fatto pensare che, sotto sotto, ci fosse un messaggio proprio per me.

Il primo episodio è quasi una leggenda, direi. Ne ho sentito parlare ancora prima che papà morisse, quasi trent’anni fa, ma non ho mai avuto modo di chiedergli se fosse vera, e quanto. Conoscendo lui, potrebbe essere vera del tutto. Continue reading “Due ricordi.”

La Regina degli Obiettivi Mancati

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31.536.000 secondi.

Tradotti in minuti, fanno 525.600.

Se trasformiamo i minuti in ore, ne avremo ben 8.760.

Che corrispondono a 365 giorni, i quali a loro volta formano un anno: tipo quest’anno, il 2017.

Un anno è un bel po’ di tempo, considerato in questo modo. È come avere davanti un quaderno vuoto, con trentun milioni di righe distribuite in trecentosessantacinque pagine: un tomo notevole. Continue reading “La Regina degli Obiettivi Mancati”

Il silenzio degli innocenti.

Il silenzio degli innocenti.

Tanti anni fa, mi è capitato di accompagnare in pronto soccorso mia cognata con la figlia più piccola, che allora aveva pochi mesi, perché mio fratello era lontano da casa, e la bimba piangeva e scottava.
La diagnosi fu: disidratazione – il latte della mamma, pur essendo apparentemente abbondante, non era abbastanza nutriente, o qualcosa del genere. Bisognava attaccarla ad una flebo, per reidratarla. Le infermiere armeggiarono per diversi minuti con quelle braccia minuscole, senza riuscire a trovare una vena, mentre la bambina piangeva disperata per via dell’ago e del malessere. Poi, ad un certo punto, smise di lamentarsi e continuò a fissare le infermiere con gli occhi sgranati ed increduli, mentre le lacrime le rigavano il viso, in un silenzio assordante: l’immagine della paura e della rassegnazione. Continue reading “Il silenzio degli innocenti.”

L’ultimo post.

Con questo post, concludo la mia sfida dei trenta giorni.

Mi sono chiesta a lungo quale argomento scegliere per la conclusione ufficiale dell’impresa, e avevo in bozza tre post: il prossimo della categoria “cucina sentimentale per dummies”, uno sull’amore, e uno sul potere dei chilometri.
Ma alla fine credo che sia più corretto fare una specie di bilancio di questa esperienza, cercando di capire se mi è servita a qualcosa, e a cosa. Continue reading “L’ultimo post.”